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Combattere è il modo più onesto per esprimere se stessi.

LE ORIGINI DEL WING CHUN KUEN

Intorno ai primi anni del 1700 in Cina sali’ al potere la dinastia Ching. In molti monasteri del paese i monaci erano rimasti fedeli ai Ming che erano la precedente dinastia regnante. Per questo motivo furono dichiarati fuorilegge i monasteri Shaolin. Il motivo era da ricercarsi nel fatto che tali monasteri, devoti alla dinastia precedente, fossero diventati il rifugio di tutti gli coloro che si opponevano al potere Ming. I monaci, che studiavano il wu-shu, non solo accoglievano questi fuggiaschi ma li addestravano alla pratica delle arti marziali.

In questo periodo sembra sia nato il Wing Chun. I monaci praticavano stili di wu-shu che venivano caratterizzati dai nomi degli animali dai quali originavano: tigre, serpente, drago, scimmia, gru etc. In verità l’accostamento al nome di un animale veniva fatto perché le peculiarità di quel sistema richiamava una caratteristica dell’animale al quale faceva riferimento. Ecco allora che lo stile della tigre, anche se nelle movenze c’era una sorta di imitazione dei movimenti dell’animale, era chiamato così perché era potente e stabile ed usava prevalentemente tecniche di braccia; lo stile della gru aveva colpi veloci e in ripetizione con movimenti laterali fulminei etc

Gli stili di wu-shu praticati a quel tempo presupponevano molti anni di duro allenamento ma in quella situazione occorreva un metodo che fosse in qualche modo rapido da imparare ed efficace senza una preparazione atletica particolare. Questa esigenza di uno stile che, partendo dalle caratteristiche degli altri, fosse un riassunto che ne permettesse l’insegnamento a questi rifugiati e gli consentisse di essere velocemente efficaci per opporsi ai soprusi dei Ching, sembrerebbe sia stata alla base della nascita del Wing Chun.

A seguito dell’assedio e della distruzione di uno di questi monasteri intorno al 1730 alcuni monaci scampati al rogo si nascosero tra la cittadinanza. Uno di questi si celò tra i componenti di una compagnia teatrale recitando ruoli di donna.
Questo monaco portava con se i segreti del nuovo ed efficace stile il quale aveva preso nome dalla sala dove veniva praticato nel monastero. La sala Yong Chun. Sembra che la sala avesse questo nome perché, usandola per istruire i ribelli, di fatto predisponeva la possibilità di una nuova ed eterna primavera della Cina. Altra ipotesi sull’origine del nome sta’ nel fatto che in Cina la primavera era assimilata alla giovinezza e, quindi, uno stile di combattimento che aveva come caratteristiche, non lo scontro di potenza, ma gli anticipi, i movimenti fulminei e i colpi in successione, non aveva bisogno di un fisico forgiato e limitava il rischio di traumi nel combattimento. Tali caratteristiche mantenevano il fisico del praticante tonico ed “eternamente giovane”.

Ultimo principio che si cela nel nome dello stile è la tensione o molla ( la traduzione del nome dello stile potrebbe essere sia “eterna primavera” che “tensione perenne” ), questa caratteristica è presente nello stile che ne fa’ uno dei principi base.

Di fatto le prime notizie riguardanti questo stile parlano di un metodo di difesa sviluppatosi i primi del 1700 nella regione del Fatshan all’interno di una associazione artistico-teatrale del luogo.
A quei tempi le compagnie teatrali si spostavano spesso a bordo di giunche che erano caratterizzate dalle vele rosse. Sembra che a bordo di una di queste giunche il Wing Chun ebbe la sua definitiva connotazione assorbendo tutte le caratteristiche dello stile primordiale riguardanti la stretta distanza e definendo le posizioni delle gambe che sembrano adattissime a mantenere l’equilibrio resistendo al rollio di un’imbarcazione. Le stesse tecniche di braccia e gli spazi che occorrono sembrano adatti ad essere praticati su piccole barche.

Il bastone lungo infine sembra, ancora una volta, l’arma più adeguata alla difesa da un attacco da un imbarcazione ad un’altra (fu tra l’altro inserito nella pratica proprio in quel periodo ), trattandosi in pratica del remo con il quale si manovrava una volta entrati nel porto.

 

 

Quindi lo stile iniziale poteva, seppur già contenendo i principi del cuneo e dell’intercettazione delle braccia dell’avversario, prevedere movimenti più ampi e, forse lo studio di altre forme di provenienza più tipica Shaolin (hung-gar) che successivamente furono scremati.

 

La diffusione del Wing Chun in quel periodo si deve sostanzialmente alla estrema praticità del metodo ed alla capacita’ dei suoi praticanti di battere spesso altri combattenti di differenti stili.

Le caratteristiche di questo stile sono da ricercare nell’assenza di schemi rituali (guardie, movimenti troppo coreografici derivati dallo studio dei movimenti degli animali ecc.) e nella capacita’ di condizionare il praticante alla ricerca dell’opportunità utilizzando il movimento dell’avversario. Per questo è fondamentale il principio di sentire anzicche’ vedere…e cioè: Quando vediamo arrivare un pugno è già partito ed i tempi di reazione devono essere brevissimi ma, se andiamo alla fonte del movimento, se riusciamo a “sentire” il corpo dell’avversario prepararsi a sferrare un pugno abbiamo piu’ margini d’azione.

Altro principio basilare dello Yongchun quan è: non sprecare mai movimenti. Ecco che una parata non è tale se non è anche un attacco, oppure parata ed attacco sono distinte di braccia ma frutto di un unico movimento.
Il principio fondamentale risiede nel considerare il proprio corpo come un sofisticato strumento di ricezione e reazione senza contrastare la forza con la forza ma adeguando la propria reazione all’evoluzione del movimento dell’altro. Ovviamente nello Yongchun quan se l’antagonista non ha azione si agisce anche senza aspettare. Un buon praticante deve considerare la sua azione come l’acqua che scorre. Cosi come l’acqua si fa’ strada nelle diverse situazioni costruendosi sempre uno spazio ed aggirando i blocchi che le vengono posti, un buon combattente entra nel raggio d’azione dell’avversario sfruttando tutte le strade che gli si aprono col movimento dell’altro.

Il Wing Chun è un metodo di combattimento che utilizza gli snodi del corpo umano concentrandosi sullo studio delle linee di attacco e di difesa, e soprattutto sull’economia e la simultaneità dei movimenti. Non si avvale dell’uso della forza muscolare ma porta la sua attenzione su altri aspetti dell’individuo, quali precisione, velocità di pensiero ed azione, sensibilità, reattività ed efficacia dei movimenti, grande uso della strategia e dell’intenzione mentale.

La struttura dello stile è molto semplice: tre forme a mani nude, una forma con un apposito manichino di legno (caratteristico del sistema), due forme con le armi: una con il bastone lungo e una con i coltelli farfalla. Ovviamente c’è poi tutto un lavoro in coppia, con il quale si studiano le applicazioni delle varie forme e ci si dedica al lavoro principale di sensibilità e sincronismo chiamato Nian shou (mani appiccicose) che sviluppa la sensibilità sulle energie cinetiche, insegna a misurarsi con un avversario che tenta di ostacolarci senza collaborare. La preziosità di questo esercizio sta nel migliorare le capacità di attacco, difesa e contrattacco del praticante, ma migliora anche la scelta di tempo, il controllo della forza, il controllo del respiro e delle emozioni. È in realtà più che un semplice addestramento delle abilità marziali, è un vero e proprio strumento per aumentare le percezioni sensoriali su tutto il corpo; il chi shou può essere infatti praticato introducendo l’uso delle gambe, delle proiezioni e delle leve articolari,